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dalla Raccolta PACE - Il dono

Giovedì, 11 Dicembre 2014 00:00 Scritto da 

Il donodono fede

Ravviva il dono di Dio che è in te(2Tim 1, 6)

Gesù ci educa alla scoperta e all' utilizzo dei doni che Dio ci ha trasmesso. Lui li chiama talenti. Oggi li chiamiamo carismi.
Certo ognuno di noi è un contenitore di doni - forse anche inesplorati e sconosciuti pure a noi stessi - come Maria che è "Sede della sapienza, tempio dello Spirito Santo, tabernacolo dell'eterna gloria, santuario della divina presenza" ma che si sapeva soltanto "umile serva" del Signore
Ognuno di noi dovrebbe domandarsi: cosa contiene il vaso della mia esistenza?
A volte sono gli altri che ci fanno prendere coscienza dei nostri doni.
Ma è importante e fondamentale per la nostra dimensione spirituale conoscere e riconoscere i doni che Dio ci ha fatto perché da lì prende inizio un cammino di gratitudine, di lode e di ringraziamento: un cammino eucaristico: "Benedetto sei Tu, Signore, Dio dell'universo, dalle Tue mani abbiamo ricevuto … lo presentiamo a Te …
La scoperta dei nostri doni ci pone nella giusta dimensione: non sono cose nostre, meriti nostri ma opera di Dio, delle Sue mani.
Ognuno di noi deve scoprirsi come dono di Dio a se stesso,al mondo, ai propri cari e a coloro che beneficiano dei nostri servizi resi possibili dai nostri doni che crescono in noi quanto più li spendiamo per loro.
Il dono serve per riconoscere e riscoprire Dio, la Sua potenza, il Suo potere, la Sua santità.
Di fronte ai Suoi doni noi cadiamo in ginocchio e ci togliamo i sandali, nell'adorazione della Sua grandezza e della Sua gloria.
Già il vedere l'opera di Dio è un dono: Mosé vede il roveto ardente, noi vediamo il dito di Dio su di noi, l'opera delle Sue mani, le tracce della Sua gloria e della Sua divinità.
Il vederla ci pone in stato di stupore e di meraviglia e ci fa dire come i quattro viventi dell'Apocalisse: Santo, santo, santo, il Signore


Dio l'Onnipotente, Colui che era, che è e che viene. E con i ventiquattro vegliardi ci fa prostrare e adorare Colui che vive nei secoli
dei secoli dicendo:. Tu sei degno, o Signore Dio nostro, di ricevere la gloria, l'onore e la potenza, perché Tu hai creato tutte le cose, e per la Tua volontà furono create e sussistono(Ap 4, 8 - 11).
I nostri doni diventano una scala che ci introduce nello stupore, e nella lode e ci fa intravvedere le meraviglie di Dio.
Ci fa scoprire la Sua grandezza e la Sua bontà.
Ci fa fare l'esperienza della Sua Santità.
Ci fa dire: Tu solo il Santo, Tu solo il Signore, Tu solo l'Altissimo … Signore Dio dell'universo,i cieli e la terra sono pieni della Tua gloria … Annunciamo la Tua morte,Signore,proclamiamo la Tua resurrezione…
A volte siamo più inclini a vedere ciò che ci manca, la bottiglia semivuota piuttosto che a godere di quello che abbiamo.
Il nostro impegno e la nostra responsabilità stanno nel lasciarci guidare dai doni, fino a Dio e dai doni fino all'espansione dei doni, alla loro moltiplicazione e diffusione,al riempire il mondo dei doni di Dio che "fanno impallidire i migliori sogni dell'uomo". (Elizabeth Barret Browning)
E passare attraverso i nostri doni dalla contemplazione del dono di Dio che è l'altro e che è nell'altro alla contemplazione di Dio.
E contemplare in Gesù il dono del Padre: immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura; poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili … Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui … Perché piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza. (Col 1, 15 - 19)
Col dono della fede si può giungere anche al paradosso di vedere come dono anche la sofferenza e la prova: a voi è stata concessa la grazia non solo di credere in Cristo; ma anche di soffrire per lui. (Fil 1, 29)
Il dono ricevuto e riconosciuto ci apre e ci educa al dono. Ci fa diventare dono e trasforma in dono tutto ciò che abbiamo. Ogni dono poi è la strada per la scoperta di altri doni. Ogni dono non viene da solo ma spalanca le porte a un succedersi di doni.
Nella fede non esiste altro che il dono.

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